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Come nasce un "rifiuto"

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Riflessione: Come nasce un “rifiuto”

 Tutti vorremmo delle città pulite, senza cartacce, bottigliette e sacchetti di plastica o lattine abbandonate per strada o peggio ancora sulle spiagge, sui greti dei fiumi, nei parchi cittadini, nelle stradine secondarie e poco frequentate, diventate mano a mano delle discariche a cielo aperto.

Così come non vorremmo vedere continuamente cassonetti strapieni, dai quali fuoriesce di tutto e di più e, d’estate poi sentirne anche quell’insopportabile odore.

Ormai è un dato di fatto: l’immondizia e la sporcizia sembrano sommergerci sempre di più.

A volte basterebbe soltanto un po’ di buonsenso come usare,per esempio, gli appositi contenitori che si trovano per strada o fare la raccolta differenziata, modificare qualche abitudine, altre volte invece non dipende da noi, (semplici cittadini), ma da un sistema più grande che, il più delle volte, non funziona come dovrebbe.

Allora che fare?

Oltre a fare ognuno il proprio dovere (sarebbe già qualcosa), penso non ci resti che imparare a convivere con questa enorme massa di rifiuti, a volte pericolosa e costantemente in crescita  che purtroppo troviamo ovunque.

Ovunque abiti l’uomo.

Eh si! dove c’è attività umana, lì c’è anche la spazzatura che inevitabilmente produce.

Ma soffermiamoci per un attimo ad osservare come nasce un rifiuto.

Dall’acquisto di una confezione di latte (in bottiglia o nel cartone) o ad una scatola di buonissimi biscotti, (tanto per fare qualche esempio), al loro disfacimento, il passo è brevissimo: l’oggetto desiderato, acquistato, pagato e portato a casa, una volta usato e soddisfatto i nostri sensi e i nostri bisogni, senza nemmeno rendercene conto (tanto è naturale e meccanico il gesto), lo buttiamo via.

All’improvviso l’oggetto cambia, da “pulito” diventa, ai nostri occhi, immediatamente “sporco”, non serve più e va quindi gettato, allontanato da noi.

Diventa ingombrante nel momento stesso che smette di “vivere”, non ha più una funzione né un’utilità, non ha più un prezzo né tantomeno un valore e, in una società consumistica come la nostra, tutto ciò ha un peso notevolissimo.

Praticamente siamo noi, a decretare la sorte di un oggetto con il nostro atteggiamento e, a decidere quando esso diventa un rifiuto, magari anche difficile da smaltire o da riciclare.

In Italia, ogni anno produciamo circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, mette angoscia solo a sentirla una cifra del genere.

E’ ora di fermarsi e di riflettere un po’ di più su tutto ciò e cercare di comportarsi (ognuno nel proprio piccolo) con giudizio, con responsabilità e, ovviamente con maggiore senso civico.

Staremo meglio noi e l’ambiente intorno a noi.

 

    

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